Grasso: perché è giusto rendere gratuita l’università

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Grasso: perché è giusto rendere gratuita l’università

Insieme possiamo cambiare l’Italia, ma abbiamo bisogno di competenze e professionalità. Per questo scuola e ricerca sono il miglior investimento che si possa fare. Siamo partiti da lì, con una proposta concreta, vera, realizzabile e di sinistra sul diritto allo studio: l’abolizione delle tasse universitarie.

Come per la sanità e la scuola, quella di abolire le tasse universitarie è una proposta di welfare universalistico, cioè uguale per tutti. Tutti i cittadini, infatti, finanzierebbero questo fondamentale bene comune secondo le loro possibilità, attraverso la fiscalità generale. Quindi: chi è più ricco, in proporzione, paga di più. Avere un’università gratuita e che aiuta i più meritevoli che non possono sostenere il costo degli studi, significa credere davvero sui giovani.

Sembra una cosa condivisibile e invece si sono levati gli scudi, a partire dal Pd di Renzi. L’ultimo intervento è quello del Professor Nannicini, studioso che stimo ma col quale sono in evidente disaccordo. Devo però dire una cosa: sono contento che il dibattito politico si sia spostato sul tema del diritto allo studio (un diritto universale) e su quello del diritto al futuro dei nostri giovani. Vi ringrazio: è l’occasione di parlare di cose importanti e concrete, non di proposte strampalate. Andiamo per punti.

Nannicini dice che abolendo le tasse universitarie vogliamo favorire i ricchi. Allora immagino si stia scagliando anche contro il welfare tedesco e quello scandinavo (che sapevo essere Paesi impregnati di cultura socialdemocratica). Sono i Paesi europei ai quali ci ispiriamo quali modelli di garanzia del diritto allo studio e applicazione di diritti universali. Lì l’università è gratuita. Spero che Renzi scriva ai suoi colleghi scandinavi del Gruppo dei Socialisti e Democratici per spiegargli che sono di destra. Se vuole, può dirlo anche a Corbyn e Sanders.

“Ma noi non siamo la Germania!” Ci dicono altri. Su questo, purtroppo, è vero. La Germania investe mezzo punto di PIL in più del nostro nell’università; noi non arriviamo allo 0.5%. Gravissimo errore: investire in competenze è l’unico modo per investire in crescita e futuro. Dobbiamo garantire ai nostri figli e nipoti che, oltre a non pagare le tasse universitarie, siano date loro borse di studio e residenze studentesche, e più docenti di ruolo e ben preparati. Davvero mi volete dire che non siamo capaci di spostare mezzo punto di PIL nel sistema universitario e in una piccola porzione di welfare per i giovani? Ovviamente c’è sempre “ben altro da fare”: noi pensiamo che questa sia la priorità.

Nota a margine: Bonus Bebé e Bonus giovani e sono una tantum di carattere universale e non erano basati su una logica di accesso “progressiva”. Perché quelli andavano bene e la mia proposta no? L’elenco di provvedimenti avviati o che Nannicini vorrebbe che si avviassero sono così: piccole porzioni, poca riforma, scarso impatto.

Abolire le tasse universitarie significa promuovere la giustizia sociale: abbiamo il 26% di laureati nella fascia dei cittadini tra i 30 e i 34 anni, la media europea è del 40%. Vogliamo adottare politiche che favoriscano in tutti i modi di far crescere il livello di istruzione di questo Paese? Una di queste è abbattere i costi, per tutti.

Il PD dice che con lo “Student act” ha già risolto il problema: è falso. Lo risolve per alcune fasce di reddito – bene! – ma come per il Reddito d’Inclusione è sempre troppo poco e troppo tardi: non aiuta a sufficienza il ceto medio in difficoltà. Grazie alla legge citata da Nannicini – la 232/2017 – chi raggiunge i 30 mila euro di Isee avrà uno sgravio importante, rispetto alla tassa massima che potrebbe pagare. Certo, chi si iscrive a una buona Università non pagherà la tassa massima (che può raggiungere i 4000 mila euro), ma intorno ai 1000: mi sembrano comunque tanti. Magari se quella Università si trova in una grande città, viverci costa molto: non stiamo impedendo a qualcuno di scegliere un buon percorso di studi? Tutto questo, per di più, arriva dopo che le tasse universitarie italiane sono aumentato del 60% in dieci anni: solo in Spagna e Olanda le università pubbliche costano di più.

Avete paura che qualche fannullone si parcheggi all’università senza pagare le tasse? Noi crediamo che a ogni diritto corrisponda un dovere: per studiare gratuitamente sarà necessario dimostrare di farlo con profitto (con parametri diversi per gli studenti lavoratori).

Scusate se anche io mi “nascondo” dietro le parole di un accademico, per di più senza consultarlo: ho apprezzato molto quanto scrive Gianfranco Viesti, un economista italiano molto serio: “Di principio sono favorevole a abolizione tasse universitarie. Per lo stesso motivo per cui è gratuita la scuola: la maggiore istruzione degli individui produce benefici per la società”. Vi invito a leggere il suo intervento sulla Rivista “Il Mulino”: entra nel merito, espone alcune critiche costruttive (non è completamente d’accordo con me, ma ho tempo per convincerlo…), ma credo condivida l’obiettivo di dare a tutti l’opportunità di iscriversi in buone università, per far crescere l’Italia.

Lo so, è un po’ lunga la risposta ma sono fatto così: non intendo fare una campagna elettorale confondendo gli elettori ma dandogli spiegazioni e confrontandomi nel merito con loro.

Di | 2018-01-11T11:34:36+00:00 10, gennaio, 2018|Blog|Commenti disabilitati su Grasso: perché è giusto rendere gratuita l’università

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