#RIPORTIAMOLI A CASA (i nostri giovani)

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#RIPORTIAMOLI A CASA (i nostri giovani)

Circa 100.000 giovani lasciano l’Italia ogni anno, siamo tornati a essere un paese di emigrazione. Per molti partire è stata una scelta, per troppi una necessità. A chi parla di “invasione” ricordiamo che non è tanto l’immigrazione, ma l’emigrazione. Quelli che se ne vanno sono di più di quelli che arrivano.

Liberi e Uguali si batte per creare le condizioni per il loro ritorno e per far si che tante e tanti altri non siano costretti a partire nei prossimi anni.

  1. UN NUOVO WELFARE

Dilaga il lavoro senza diritti, povero e a volte addirittura non pagato. Il 95% dei posti di lavoro di nuova attivazione è a termine. Dobbiamo cambiare tutto e cancellare il jobs act e il decreto Poletti. Il contratto a tempo indeterminato a piene tutele, con il ripristino dell’art.18  deve tornare ad essere la forma normale di assunzione. Il lavoro deve essere pagato adeguatamente e essere tutelato. Basta precarietà.

Serve sicurezza, sicurezza sociale. L’Italia è insieme alla Grecia il paese più arretrato sul fronte del welfare per i giovani e i precari. Serve continuità di reddito per chi non ha continuità di lavoro. Proponiamo un piano per il Nuovo Welfare .

In Italia il reddito medio di una partita IVA è di 700 € al mese. Il lavoro autonomo è un lavoro spesso povero e senza diritti. Proponiamo la riduzione dell’aliquota contributiva previdenziale al 24% per i lavoratori a partita IVA, da finanziare  attraverso il gettito derivante dell’applicazione delle disposizioni relative alla “web tax” e alla “digital tax”, per 1 miliardi di euro annui a decorrere dal 1 gennaio 2017. Bisogna inoltre introdurre un equo compenso generalizzato e proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto e prevedere forme di assicurazione per malattia, infortunio, maternità.

Servono 160mila posti negli asili nido per consentire alle giovani madri e padri di lavorare coniugando gli orari di lavoro sempre più complicati, ai bambini di socializzare e crescere. Un buon motivo per tornare.

  1. SENZA RICERCA NON C’È FUTURO

Basta competere sul basso costo del lavoro, l’Italia deve investire tanto e bene nella ricerca pubblica. Bisogna sbloccare il turn over universitario e consentire il reclutamento straordinario di almeno 20mila negli atenei e 10mila negli EPR ricercatori universitari e di professori associati per recuperare le perdite di questi anni, per dare opportunità alle tantissime e ai tantissimi ricercatori italiani che lavorano e rendono migliori le università del mondo e consentire il funzionamento dei nostri atenei e centir di ricerca. Un buon motivo per tornare.

  1. CREARE LAVORO

Mettere in sicurezza il territorio, aver cura delle periferie urbane, bonificare i territori inquinati, recuperare strutture pubbliche da destinare a uso abitativo, sociale e produttivo, investire nell’efficienza energetica degli immobili della pubblica amministrazione, costruire nuovi asili nido e introdurre la banda larga nelle scuole, la valorizzazione dei siti di interesse storico e archeologico, la digitalizzazione del patrimonio librario. Sono tutti progetti che migliorano la qualità della vita dei cittadini e soprattutto creano lavoro. Per questo proponiamo l’adozione di un Piano triennale per il lavoro di 12 miliardi annui. Un Programma di investimenti pubblici (di cui una quota pari al 45% riservata al Mezzogiorno con il ripristino della “clausola Ciampi”). Nell’ambito di questo Piano vanno previste specifiche norme a sostegno dell’occupazione femminile e misure di sostegno per le start up e le imprese promosse da giovani under 35.

Bisogna tornare ad assumere nella pubblica amministrazione, per rinnovare e rendere efficiente il funzionamento della macchina dello Stato e creare lavoro. Dobbiamo inoltre assumere 40 mila nuovi medici: i medici italiani sono i più anziani d’Europa. Un buon motivo per tornare.

  1. LAVORARE TUTTI.

Un paese in cui a 67 anni si deve lavorare e a 35 si è disoccupati è un paese ingiusto. L’automazione nei prossimi anni distruggerà sempre più posti di lavoro. La strada per affrontare questa sfida storica è ridurre l’orario di lavoro a parità di salario. L’obiettivo è la settimana lavorativa da 32 ore. Più tempo per la vita e il tempo libero, più produttività, più posti di lavoro. Un buon motivo per tornare.

  1. CASA

Troppo spesso i giovani (e non solo loro) non guadagnano abbastanza da permettersi un mutuo e, a causa del costo degli affitti, sono costretti a vivere da in tanti in una casa, anche se lavorano. Per questo un piano di edilizia basato sulla riqualificazione del patrimonio pubblico come le ex caserme o gli edifici abbandonati e non sull’ulteriore consumo di territorio. Questi, inoltre, potrebbero anche essere ceduti in comodato gratuito agli Enti Locali vincolando il loro utilizzo alla creazione di una fitta rete di welfare municipale sul territorio (asili nido, centri per l’impiego, aggregazione giovanile, alloggi per studenti etc.). Il fondo di garanzia per i mutui ai giovani va finanziato in maniera adeguata e liberato da assurdi vincoli ideologici e familistici. Bisogna usare la leva fiscale per disincentivare le abitazioni sfitte che portano a un innalzamento dei prezzi degli affitti. Bisogna, inoltre, raddoppiare gli attuali incentivi per rilanciare i patti territoriali per calmierare gli affitti e favorire l’uscita dal nero. Un buon motivo per tornare.

Di | 2018-03-02T11:06:08+00:00 1, marzo, 2018|approfondimenti programmatici|Commenti disabilitati su #RIPORTIAMOLI A CASA (i nostri giovani)

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